14/11/17

Gruppo Alpini di Bardonecchia

12 novembre 2017
Festa del Gruppo di Bardonecchia



e poi tutti a tavola!
Foto D.Pagnotto
Altre foto nel blog del gruppo

05/11/17

Festa delle Forze Armate - 5 novembre 2017

In chiesa la S.Messa e la commemorazione dei militari caduti nel 1917
Sono presenti le Autorità Civili, Militari e le Associazioni d'Arma 

Il ricordo della Guerra del vicesindaco Chiara Rossetti


1917 - Caporetto - Trecentomila prigionieri!
La prof.ssa Antonella Filippi ricorda caduti, prigionieri e decorati di Bardonecchia

26/10/17

Bardonecchia e la Grande Guerra - 1 (2016)


Gli articoli dedicati a “La Grande Guerra” su Bardonecchia e le sue Frazioni 2016 (ed.2017)
1 - “90º ANNIVERSARIO DEL VIALE DELLA RIMEMBRANZA”
2 – “I FRATELLI ALLEMAND DI MILLAURES”
3 – “PADRE E FIGLIO IN GUERRA: FRANCESCO AUGUSTO E FEDERICO ALLEMAND”
4 – “GIUSEPPE BLANC”
5 – “CANONICO DON GIOVANNI ALFONSO FONTAN”
6 – “CANONICO DON GIUSEPPE FRANCOU”
7 – “GIOVANNI ANTONIO VALLORY”

90º ANNIVERSARIO DEL VIALE DELLA RIMEMBRANZA
L’iniziativa di creare in tutti i centri abitati d’Italia un Parco o un Viale della Rimembranza partì dal Ministero della Pubblica Istruzione nel dicembre del 1922: in una lettera circolare che arrivò anche a Bardonecchia e ai Comuni limitrofi si invitavano le scolaresche a farsi «iniziatrici di una idea nobilissima e pietosa: quella di creare in ogni città, in ogni paese, in ogni borgata, la Strada o il Parco della Rimembranza»(1). Il 28 dicembre 1922, il Ministero pubblicò sul Bollettino Ufficiale n. 52 la Circolare n. 73 contenente le “Norme per la costituzione dei Viali e Parchi della Rimembranza”: ogni scolaro delle elementari doveva piantare un albero per ogni soldato caduto, con la chiara intenzione di creare un legame tra il soldato, il cui nome era inciso su una targa metallica posta sull’albero, e il bambino che era il “futuro soldato” italiano.
Il 23 gennaio 1923 l’Ispettorato forestale di Torino inviava una lettera ai Comuni con le indicazioni per gli agenti forestali locali affinché dessero consigli sulla scelta delle piante che dovevano essere «fra le più vegete e ben conservate»(2). Il 18 ottobre 1923 si riunì nei locali del Comune di Bardonecchia il Comitato Parco della Rimembranza composto dal Sindaco Bompard Ernesto, dal rappresentante della Sezione Combattenti Brunet Giorgio, dal rappresentante del Fascio locale Bosticco Pasquale, dal Direttore Didattico Rochas Antonio, per scegliere l’ubicazione del Viale della Rimembranza. «Dopo conveniente discussione ad unanimità si delibera di proporre al Consiglio Comunale di scegliere come luogo dove dovrà sorgere il Viale della Rimembranza la strada vicinale fra il ponte della provinciale e il ponte del canale dei compressori sul torrente Herbarel»(3).



Schizzo per il progetto della colonna.
(Archivio storico Comune Bardonecchia)

Il 1º novembre 1923 arrivò la delibera del Consiglio Comunale che accettò la proposta del Comitato. Non era stato facile scegliere il luogo per non escludere la parte nuova del paese dal Borgo Vecchio e alla fine il Consiglio Comunale «considerato che è sublime dovere patrio ed umanitario quello di ricordare ed onorare Chi tutto diede per la difesa e la grandezza nazionale; considerato che l’ubicazione proposta dal Comitato esecutivo si trova precisamente tra i due borghi, sopra una strada che si presta bene al pubblico passaggio; considerato che non vi è altra ubicazione più felice di quella prescelta la quale sarà maggiormente estetica quando la strada sarà perfettamente sistemata»(4), deliberò che il luogo prescelto fosse quello tra il ponte del canale dei compressori e il ponte del torrente Herbarel e di «contribuire alle spese dell’erigendo viale con la somma di lire mille» che sarebbe stata stanziata nel bilancio del 1924.
Il Comitato Esecutivo avrebbe cercato ulteriori fondi con feste di beneficenza e donazioni di privati. Si procedette alla gara d’appalto per i lavori: si conservano in Archivio del Comune i preventivi di tre ditte di Bardonecchia: quello di Pietro Giobellina (£ 6.000), della ditta Durando & Rossetti (£ 7.950) e di Giuseppe Oddone (£ 10.000). Furono fatti gli espropri dei terreni nel settembre 1923.
Nell’aprile 1926 tutte le parti in causa si riunirono nella sala municipale per la definitiva delibera sulla costruzione del Viale della Rimembranza. Alla presenza del Commissario Prefettizio, del Consiglio direttivo della Sezione Ex Combattenti e del Direttorio del locale Fascio, si decise che i lavori sarebbero iniziati dopo Pasqua.
Sarebbe altresì stato consegnato al Comitato un album «nel quale saranno raccolte le firme degli oblatori e sarà conservato in segno di riconoscenza»(5).
Per dare pubblicità all’iniziativa di raccolta fondi fu stampato e diffuso un manifesto. Il prezioso album con le firme dei donatori si trova, in perfetto stato di conservazione, nell’Archivio storico del Comune: vi si contano 235 firme di donne e di uomini che diedero il loro contributo.
Ultimato il 14 agosto 1926, il Viale della Rimembranza fu inaugurato il 29 agosto 1926.


Il Parco della Rimembranza di Millaures, restaurato nel 2015 dai giovani del gruppo alpini di Bardonecchia.

Il parco della Rimembranza di Millaures si presenta ancora oggi nella sua veste originaria, con un albero per ogni caduto, quello di Bardonecchia invece è stato ripensato nel 1975 come Monumento ai Caduti della Prima e della Seconda guerra mondiale e il 4 novembre 2015 è stato intitolato “Parco Vittorio Veneto”.
Quanti furono i bardonecchiesi che parteciparono alla Grande Guerra? Un documento dell’Archivio storico del Comune ci dà un’indicazione in proposito.
Si tratta di una dichiarazione datata 29 aprile 1933 del Podestà al Presidente della locale sezione ex-combattenti, in cui è detto che consultati il Registro Anagrafico ed i Ruoli Matricolari si era potuto fare un calcolo approssimativo degli ex-combattenti residenti in Bardonecchia e frazioni che risultavano in numero di 120 (6).
Il numero può essere considerato per difetto, tenuto conto che alcuni non erano più residenti e che anche sui caduti il Comune aveva fatto degli elenchi molto inferiori a quelli emersi dalle recenti ricerche. Possiamo quindi ipotizzare che tra reduci e caduti il paese con le sue frazioni aveva visto partire all’incirca 200 uomini(7).
Anche quest’anno ricordiamo alcuni di questi uomini che diedero i loro giorni migliori in quell’inutile massacro che fu la Prima guerra mondiale.

1 Archivio Storico Comune Bardonecchia, Categoria Ottava, Cartella 400, fascicolo 5 (Caduti e Parchi della Resistenza - 1927-56), Circolare nº 14257 del Regio Provveditore Staffetti del 12-12-1922.
2 Ibid., lettera protocollo nº 269 P.I/3-1 del Regio Ispettorato forestale di Torino a firma dell’Ispettore Capo I. Candotti.
3 Ibid., Comune di Bardonecchia, Viale della Rimembranza.
4 Ibid., Verbale di deliberazione del Consiglio Comunale dell’1-11-1923, Ubicazione del Viale della  Rimembranza - Contributo.
5 Ibid., Verbale del 2 aprile 1926.
6 Ibid., dichiarazione del Podestà del 29 aprile 1933.
7 Il censimento del 1911 aveva rilevato nel Comune di Bardonecchia 1.986 residenti, in quello di Melezet 470, in quello di Millaures 310 e in quello di Rochemolles 356, per un totale di 3.122. Nel 1921 il censimento rilevava un decremento complessivo del 10,1% della popolazione: in particolare il Comune di Bardonecchia registrava una forte decrescita, 1.503 residenti, mentre gli altri Comuni rimanevano stabili, con 523 residenti a Melezet, 318 a Millaures e 464 a Rochemolles, per un totale di 2.808 (Fonte: Repubblica Italiana, Istituto centrale di statistica, Comuni e loro popolazioni ai censimenti dal 1861 al 1951, Roma 1960). Con il gennaio 1918 partirono per la guerra tutti quelli delle classi dal 1874 al 1899, e anche coloro che erano stati precedentemente riformati furono arruolati nella quasi totalità.

25/10/17

Bardonecchia e la Grande Guerra - 2 (2016)

I FRATELLI ALLEMAND DI MILLAURES

Vogliamo incominciare la storia della famiglia Allemand da una donna, la madre Francesca, perché è su questa donna che caddero le tragiche conseguenze della guerra. Quando nel 1917 il figlio Ernesto di soli 20 anni era già dato per disperso in combattimento sul Monfenera, le venne a mancare anche il sostegno della famiglia, il marito. Era il 18 luglio 1918 quando Firmino Allemand se ne andò, forse per il dolore di avere perso il figlio, lasciandola sola con la più piccola Elena: gli altri figli maschi erano al fronte ed era estate, la stagione dei raccolti. L’economia della campagna non dava tregua, non c’era tempo per il lutto: bisognava raccogliere il fieno altrimenti le bestie in inverno sarebbero morte. Bisognava continuare a lavorare nei campi altrimenti non si sopravviveva. La povera Francesca fu aiutata da tutto il paese, gli uomini le riempirono il fienile e l’aiutarono con uno slancio di grande solidarietà che lei ricordò per tutta la vita. Ma per tutta la vita Francesca ricordò con dolore il figlio che la guerra le aveva portato via: nella casa di Millaures c’è ancora il grande ritratto di Ernesto che lei aveva voluto incorniciare. Maria Bellet ricorda che sua nonna faceva dire ogni sera ai nipoti la preghiera per lo zio Ernesto. Parlava sempre di quel figlio rimasto ragazzo. Riceveva la pensione di guerra e a chi la invidiava per quella piccola entrata in più che poteva aiutarla nella povertà della montagna, lei senza esitazione rispondeva: «Avessi ancora mio figlio!». Quell’Ernesto disperso, di cui non si sapeva più nulla, di cui non c’era stata sepoltura: un dolore nel dolore per la povera mamma che non aveva una tomba su cui raccogliere la propria sofferenza. Sulla tomba del marito, accanto a quella di Firmino, fece mettere la fotografia di Ernesto, per avere il segno di una presenza, per avere una consolazione nel ricordo.
I coniugi Allemand si erano sposati a Millaures nella Parrocchia di Sant’Andrea Apostolo il 13 maggio 1884: Giò Battista Firmino, nato nel 1854, aveva 30 anni e la giovane moglie Francesca Silvia Vallory, nata nel 1863, ne aveva 20. Dal loro matrimonio nacquero sette figli: oltre ai quattro maschi Desiderato, Alfredo, Alessandro ed Ernesto erano nate due bambine, Maria Cecilia il 6 aprile 1885 ed infine la più piccola, Elena Maria nata l’8 luglio 1899. Un altro bambino era nato il 19 agosto 1889 ma non sopravvisse: dopo solo un mese morì.

Da destra: Firmino e Francesca Allemand che tengono per mano la piccola Elena. 
(Archivio Daniela Garibaldo)




24/10/17

Bardonecchia e la Grande Guerra - 3 (2016)


PADRE E FIGLIO IN GUERRA: FRANCESCO AUGUSTO E FEDERICO ALLEMAND
Questa bella fotografia ritrae negli anni della guerra la famiglia Allemand: il padre Francesco Augusto e il figlio maggiore Federico in divisa, il piccolo Edoardo e la madre Maria Giulia Mack.
Nel febbraio 1918 il padre venne richiamato alle armi, mentre Federico, ragazzo del ’99, era già partito nell’ottobre 1917: a Millaures rimase la mamma Giulia con il piccolo Edoardo. Sola a pregare che i suoi uomini tornassero. Era questa la condizione di tante donne che furono private del loro sostentamento e che, con l’angoscia nel cuore, dovettero imparare a tirare avanti da sole il lavoro della campagna.
Nel 1917 la famiglia era rientrata da Lyon, dove era emigrata, a causa della chiamata alle armi del papà e del figlio.
Augusto era nato in borgata Prè Richard l’11 dicembre 1876 ed aveva dunque 40 anni quando giunse al fronte; per la sua età avanzata fu inserito nella Milizia Territoriale, 15º Battaglione, dove rimase dal febbraio all’ottobre 1918, quando fu spostato a Torino nel Plotone autonomo di Operai Militari. Il 15 novembre 1918 giunse la licenza illimitata e poté tornare a casa.

23/10/17

Bardonecchia e la Grande Guerra – 4 (2016)



GIUSEPPE BLANC


Matrimonio di Luigina Blanc e di Adriano Stradella, 11 giugno 1914. 
(Archivio Renzo Stradella)

In questa bella fotografia c’è tutta la famiglia Blanc riunita nel giardino dell’Albergo delle Alpi, in via Medail: il patriarca Augusto, primo seduto a destra con i baffoni, la moglie Angela e la giovane sposa Luigina sedute da sinistra e Giuseppe Blanc nell’ultima fila, terzo da sinistra in piedi, impettito con la cravatta nera.
I Blanc erano una famiglia benestante della borghesia di Bardonecchia: il Cav. Augusto Blanc, Esattore delle Imposte di Bardonecchia, era agente di una nota compagnia di navigazione francese che faceva rotta in America, la Compagnie Génerale Transatlantique di Parigi, per la quale vendeva i biglietti ai migranti della Val di Susa; era inoltre proprietario dell’Albergo delle Alpi(10).

22/10/17

Bardonecchia e la Grande Guerra – 5 (2016)



CANONICO DON GIOVANNI ALFONSO FONTAN

Don Fontan cappellano militare.
(Archivio parrocchiale)
La scuola elementare di Bardonecchia è intitolata a Don Fontan: ma chi era questo sacerdote?
I bambini e anche le persone di mezza età non possono ricordare questa figura così importante per la nostra cittadina perché Don Fontan lasciò la sua vita terrena nel 1964. Lo ricordiamo in queste pagine dedicate alla Grande Guerra perché Don Fontan fu cappellano militare durante il primo conflitto mondiale.
Giovanni Alfonso Fontan era nato ad Exilles l’11 novembre 1883. Dopo gli studi nel Seminario di Susa conseguì la licenza in teologia e fu ordinato sacerdote nel 1909 dal Vescovo di Susa, Monsignor Carlo Marozio. Diplomato maestro presso le scuole salesiane di Torino, iniziò il suo insegnamento nelle frazioni di Exilles, suo paese natale.
Soldato di leva per la classe 1883, nel 1904 fu lasciato in congedo illimitato ma fu richiamato il 28 luglio 1916 nella 1ª Compagnia di Sanità di Torino, presso l’ospedale militare Mauriziano. Nel settembre 1916 giunse al fronte, impegnato nel 123º ospedale da campo. Il 7 settembre 1917 fu nominato cappellano militare(45) e assimilato al grado di tenente nel 73º Reggimento Fanteria Brigata “Lombardia”. Il 29 ottobre 1917 la brigata fu schierata sulle alture alla destra del Tagliamento ed il 2 novembre affrontò un primo sanguinoso combattimento. Il 6 novembre i resti della brigata, ormai ridotti a due soli battaglioni, affrontarono gli austriaci sulle mulattiere di San Francesco a Tramonti e furono costretti a retrocedere. Don Fontan fu catturato dagli austriaci in pieno svolgimento dell’offensiva austriaca proprio il 6 novembre e condotto prigioniero nel campo di Mauthausen, dove rimase fino all’armistizio.
Ricordiamo qui brevemente che cosa erano i campi di prigionia durante la Prima guerra mondiale per poter immaginare le dure prove che subì il nostro Don Fontan: i 470 campi di prigionia degli Imperi centrali erano disseminati su territori vastissimi che andavano dall’Alsazia-Lorena alla Germania, all’Ungheria, Bulgaria e Austria.