18/02/07

Parrocchia S. Antonio Abate MELEZET (2006)


in questo articolo:
Le vie del Melezet: LE INSEGNE OCCITANE

FESTA DELLO SCAPULAIRE


VALLE STRETTA: UNA VALLE FRANCESE DI SECONDA CATEGORIA
A MELEZET SI RINNOVA IL PRESEPIO

E LA CAPPELLA DI SAN PIETRO?

Parrocchia S. Antonio Abate
MELEZET


Le vie del Melezet
LE INSEGNE OCCITANE
L’ABITATO di Melezet ha un reticolo viario abbastanza semplice, composto da una via centrale che attraversa il paese, da Est a Ovest, per tutta la sua lunghezza, una via parallela che costeggia il fiume, e, a monte, una strada, tracciata quaranta anni fa, circa, “La Provinciale”, che unisce direttamente questa frazione a Bardonecchia, da un lato, e alla Valle Stretta ed il Colle della Scala dall’altro.
Queste tre strade sono collegate tra loro da alcune perpendicolari che corrono lungo la massima pendenza.
Chi arriva a Melezet, si deve orientare, con non poche difficoltà, seguendo la numerazione civica delle abitazioni,  poiché, anni fa, venne abolita la denominazione delle vie – originariamente in francese, e nel periodo fascista italianizzate –, riducendo la borgata ad un sito di soli numeri.
Ma questa frazione non era così anonima, poiché ogni piccola località, ogni gruppo di case, ogni fontana, ogni edificio civico ed ecclesiastico, ogni campo, ogni minima via, aveva un nome ben preciso, una denominazione espressa in dialetto locale, occitano.

Per questo motivo, si è cercato di riconsegnare alle vie principali ed ad alcuni edifici storici, il loro onorevole appellativo.
L’Amministrazione Comunale ha accolto favorevolmente questa iniziativa, ed anche il Consorzio di Melezet è intervenuto per il ripristino della tradizionale toponomastica.
Grazie alla completa mappatura di Marziano Di Maio, evidenziata nel suo testo “Guida dei to169 ponimi di Melezet”, nella Collana “I Quaderni di Bardonecchia”, N. 4, Alzani, Pinerolo (TO), 2001, è stato possibile realizzare l’opera.
La dimensione e il cromatismo delle insegne sono stati dedotti dai rari esempi ancora leggibili, questi ultimi sono stati rinfrescati, mentre per i nuovi si è preparato, grazie all’operato del sig. De Marchi, un nuovo supporto murario, che è stato pazientemente dipinto, con fondo giallo, cornice rosata, profili e grafia occitana, blu oltremare, dalle due concittadine Daniela e Valeria.
Ecco, quindi, come si presenta ora l’abitato di Melezet: arrivando a piedi da Les Arnauds, si può percorrere la “Vië dl’Eciarë” che attraversa tutto il paese, nella sua lunghezza, per intenderci, l’allora Via della Scala; superato il Cimitero ed un primo gruppo di case, si incontra, sulla sinistra, la “Cëpellë ’d San Rò”, cappella costruita nel XVII secolo, per invocare San Rocco come protettore contro la peste; dalla cappella stessa parte una “carrareccia” in direzione del fiume, la “Cëriérë dla Cumbëtta”, il termine si riferisce ai piccoli avvallamenti che si sono formati nei pressi della stazione di partenza della seggiovia di Les Arnauds.
Proseguendo in direzione della chiesa parrocchiale, sulla destra incontriamo la “Cëriérë dla Pëiramdëlha”, che potrebbe significare “pietre a medaglia”, o “pietre dei Medail”, e sulla sinistra, all’inizio della piazza, vi è la “Cëriérë do Fu¯”, la via che raggiunge il vecchio forno comunale che si trova in fondo alla discesa. Sul lato destro della piazza sale la “Vië dlä Cürë”, della casa parrocchiale (curia?), che comunica con la strada Provinciale, costeggiando la chiesa, dedicata a S. Antonio Abate, costruita alla fine del XVII secolo, il suo slanciato campanile, romanico con elementi gotici, alto 32 metri e la casa parrocchiale.
Su “lä Plasë” (piazza), con la sua fontana lapidea datata 1732, e firmata Jean André, è situata L’Ecorë, vecchio edificio comunale, poi scuola per gli scolari di Melezet e Les Arnauds fino alla fine degli anni ’60, oggi sede della Scuola di Intaglio e dell’Assomont, Consorzio di Melezet.
La mostra, allestita nel Museo d’Arte Religiosa, ha documentato la devozione secolare alla Madonna del Monte Tabor (mt. 3177). Uno stendardo processionale.
Uno stendardo processionale con le Stazioni della Via Crucis che si celebrano lungo la salita, fino alla cappella.
Poco prima della scuola, sulla destra della piazza sale la “Vië Tsub lä Glëizë”, Via sopra la chiesa.
La scuola fa angolo con la “Cëriérë dla Ròuda”, che penetra in quello che era il quartiere della famiglia Roude, segue parallela la “Cëriérë ’d Gërasë”, che sta ad indicare un “luogo gelato”, poco oltre troviamo la “Gran Cëriérë”, un tempo Via Dora, e appena dopo, sul lato opposto, ecco la “Cëriérë dl’Elfun”, precedentemente chiamata Via Ecouffon, dal significato poco chiaro (forse riferito ad un antico cognome?).
Ci troviamo ora in “Plas Cëpellë”, la piazzetta antistante la cappella Madonna del Carmine, costruita nel 1647, per opera di don Simon Roude, ora restaurata e sede del Museo di Arte Religiosa Alpina.
Proseguendo il nostro cammino, a sinistra della strada principale, scende la “Cëriérë do Clau” che indica “i luoghi chiusi”, gli orti o i frutteti chiusi con recinzioni in muratura.
Gli ultimi quartieri, in fondo all’abitato, sono “Lu Përnhòu” dal cognome Peyronels, e “Laz Emara” da Luoghi degli Eymar o Emarel. Poco oltre questi quartieri, troviamo la “Cëpellë ’d Sän Sebastian” che conclude il nostro breve percorso; molte altre indicazioni di toponomastica, delle quali grazie a M. Di Maio sappiamo l’ubicazione ed il significato, potrebbero ancora essere realizzate.
Prossimo intervento prefissato sarà quello di esporre sulla piazza della chiesa una planimetria della borgata, nella quale si possano individuare tutti gli edifici con il relativo numero civico ed eventualmente la toponomastica principale.
Daniela Mainardi - Valeria Bosc

FESTA DELLO SCAPULAIRE
Come tradizione, anche quest’anno gli abitanti di Melezet, sabato 22 luglio, hanno ricordato la “Festa dello Scapulaire”, rievocando la Confraternita dello Scapolare, istituita da don Roude nel 1650 e attiva fino al 1937.
La giornata è iniziata con un evento speciale: la Santa Messa delle 11,15, presso la chiesa parrocchiale di S. Antonio Abate è stata celebrata da don Edoardo Grua. Sì proprio lui, il tanto amato Parroco che è tornato tra la sua gente dopo otto anni di assenza, causata da un grave problema di salute.
Completamente ristabilito dalle conseguenze dell’ictus, che lo aveva colpito una notte del 1998, don Grua ha officiato il rito con tanta gioia ed entusiasmo, ben percepito dai presenti che lo hanno accolto come fosse un
caro amico di famiglia. Tra i numerosi fedeli il Sindaco Francesco Avato, accompagnato da alcuni assessori e dai componenti del Consorzio Assomont.
Come si ricorderà don Grua nel 1998, anno dell’ictus, stava per festeggiare i dieci anni di permanenza nella conca bardonecchiese. Succeduto alla morte di don Masset, avvenuta nel 1987, gli erano state affidate, infatti, le Parrocchie di Les Arnauds, Melezet, Millaures e Rochemolles. Parroco giovane con grande capacità organizzative, dà vita ad un nuovo “bollettino”, “La frasiun”, istituisce un Consiglio Parrocchiale, inizia interventi sul patrimonio religioso delle quattro Parrocchie. A lui è dovuto il rifacimento del tetto della chiesa parrocchiale di Melezet e il restauro della cappella del Carmine, nella quale verrà collocato il Museo di Arte Religiosa Alpina, e qui è doveroso ricordare don Grua come promotore del Museo, ora preziosa parte del sistema museale diocesano, ammirata dalle migliaia di turisti che informati della ricca raccolta provengono anche da molto lontano.
Tornando alla festa, la giornata è continuata con un’originale esposizione artigianale.
All’insegna di un tuffo nel passato i visitatori hanno potuto entrare nei cortili ed assistere all’attività degli  artigiani che hanno animato l’intera giornata con dimostrazioni di antichi mestieri. Non sono mancate le degustazioni di piatti tipici locali e alle 21 sulla piazza della chiesa la “Compagnia la Malva” di S. Giorio ha offerto uno spettacolo comico di teatro piemontese.
Luisa Maletto
La Messa nella festa dello Scapolare.
Mercatino sulle vie nella festa dello Scapolare.
Piero Comba: lavori in sbalzo in rame e ottone.
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Mostra dei pizzi al tombolo nell’atrio della chiesa.
Bancarella di oggetti in legno scolpiti e dipinti:
Franco Bar e Natalina Caccia.
Donne e ragazzi nell’antico costume
per la festa dello Scapolare.
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VALLE STRETTA:
UNA VALLE FRANCESE DI SECONDA CATEGORIA
Quando si parla o si pensa alla Valle Stretta, il volto dei bardonecchiesi si illumina: è uno dei luoghi più amati, perché è una splendida valle, a soli 4 km. dal centro urbano, ridente, fresca, ricca di alberi e di ruscelli saltellanti, incorniciata da dolomitiche montagne: sembra uscita da una favola. Ma, ahimé, ogni medaglia ha il suo rovescio.
La Valle, geograficamente italiana, dal 1947 è francese e questo fatto da un po’ di tempo crea degli equivoci anche sgradevoli.
Da quando i posti di frontiera sono stati aboliti con i trattati di Shengen, non tutti i visitatori della valle o gli utenti in genere rammentano che dopo aver perso la seconda guerra mondiale, anche la valle non è più italiana a tutti gli effetti giuridici, nel bene e nel male.
Ciò significa che viene, sì, frequentata per la maggior parte dagli italiani, ma la sua manutenzione, la   salvaguardia dell’ambiente e la sua regolamentazione viaria fanno capo esclusivamente al Comune francese di Nevache, sito la di là del Colle della Scala, e non al Comune di Bardonecchia, come crede l’opinione pubblica.
A quanto risulta la suddetta amministrazione francese si disinteressa di questo territorio di sua competenza. Perciò quali sono le conseguenze? Fermo restando che all’ingresso della valle sono ben esposti cartelli che invitano a considerare il luogo un “Site Classe”, cioè un luogo protetto (non si possono accendere fuochi, non si può campeggiare, si devono usare i cassonetti per i rifiuti, ecc.) non solo nessuno rispetta queste regole, ma nessuno le fa rispettare. Alla fine di una giornata estiva i luoghi sono sporchi, invasi dai rifiuti di ogni genere, ci sono resti di fuochi: la scena che si presenta è sempre desolante.
Manca un controllo da parte della “gendarmerie”.
Manca anche una manutenzione ordinaria e straordinaria, ciò significa che siccome la zona è soggetta a frane, spesso durante un temporale scivolano sulla strada rocce più o meno grandi e detriti, bloccando il traffico veicolare. Il Comune di Bardonecchia, sensibile a questo problema, ma con le mani legate perché non può assolutamente inviare i propri cantonieri a risolvere l’inconveniente, a rischio di denunce, spesso si trova a dover rispondere alla collettività di un fatto non di sua competenza. Come è accaduto nel pomeriggio di domenica 16 luglio. In tale circostanza, causa un violento temporale, ma di breve durata, il tratto di strada che corre sotto la Guglia Rossa è rimasto bloccato per uno smottamento detritico. I francesi hanno avvertito che non era, da parte loro, possibile operare prima della mattina seguente. Grazie all’intervento immediato, ma illegale, di un gruppo di volontari bardonecchiesi, meccanicamente attrezzati, i vacanzieri domenicali hanno potuto scendere a valle.
La Prima Comunione celebrata la domenica 21 maggio 2006: Allemand Daniel, Civallero Enrico, Furlan Elisabetta,
Lantelme Simone, Giordano Mariagiulia, Guillaume Edoardo, Pagliarello Morena, Riccardi Jodie.
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A questo fatto si aggiunge una mancata regolamentazione del traffico automobilistico, cosa che esiste in Val Clarée, la valle che corre parallela alla Valle Stretta.
La Val Clarée è un’incantevole valle come la Valle Stretta solo che ha la fortuna di essere considerata di categoria A. Da parecchi anni nel periodo estivo, luglio e agosto, la Valle viene chiusa al traffico, dalle 8 alle 19. Le auto vengono lasciate in ampi e comodi parcheggi a Nevache ed i loro occupanti utilizzano le navette che tutto il giorno senza sosta fanno servizio fino a Laval, il capolinea, che segna la fine della strada. Nessuno si lamenta. L’andata e ritorno costa 2 Euro. Nessuno fa campeggio selvaggiamente, ma utilizza un’area organizzata e destinata allo scopo, nessuno lascia i rifiuti nei prati o dietro gli alberi. Gli escursionisti sono numerosi, senz’altro più di quelli che frequentano la Valle Stretta, dove sì ci sono i parcheggi, nei pressi dei due rifugi, ma, essendo limitati, i visitatori parcheggiano in maniera selvaggia nei prati circostanti senza lo spauracchio della multa. Se tutti usufruissero il servizio di navetta, attivo anche in Valle Stretta, al costo di 1,50 Euro a/r, certamente i proprietari dei terreni, quasi tutti italiani, non vedrebbero i loro campi deturpati, già presi d’assalto una volta l’anno dai soldati francesi che si insediano in questa valle per compiere manovre militari con tanto di cannoni ed attrezzature di ogni genere.
Le preoccupazioni sono più circoscritte in inverno. La strada viene chiusa alla prima nevicata e, di corsa, altrimenti qualche fuoristrada tenta, con difficoltà ma tanto divertimento, a percorrerla, devastando ciò che diventa una favolosa pista di fondo.
Constatando perciò tutte queste problematiche, e tenuto conto che la Valle è molto frequentata da residenti e turisti bardonecchiesi, l’Amministrazione di Bardonecchia ha già avviato degli approcci diplomatici con il Comune di Nevache, e a giorni verrà formato un tavolo di concertazione per stabilire una condotta unitaria e soprattutto utile ad offrire sicurezza e vivibilità alla Valle.
Luisa Maletto
Il Presepio nella suggestiva sistemazione nel sotto-chiesa.
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A MELEZET SI RINNOVA IL PRESEPIO
Da alcuni anni si era persa la tradizione di allestire il Presepio nei locali del sottochiesa. La nostalgia di questa tradizione ha spinto le nostre donne a voler ricostruire il Presepio in tali locali. Armate di buona  volontà hanno provveduto a ripulire e riordinare i locali stessi e a liberarli di molto materiale di rifiuto  accumulatosi negli anni e hanno affidato ai giovani il compito del nuovo allestimento. Sotto la guida esperta di Manuel Bosc e con la valida collaborazione del fratello Andrej, di Stefano e Daniele Venturi, di Tommaso e Edoardo Giacoma, di Federico Fenoglio e di nonno Livio, dopo aver effettuato la raccolta del muschio e di altro materiale e la ricognizione delle vecchie statuine, per la gioia di noi di Melezet e di quanti  frequentano il nostro paesino, il Presepio è finalmente rinato ed ha riscosso il plauso di tutti. A voi giovani va il nostro sentito e riconoscente grazie!
È bene anche ricordare quanto, nel comprensorio di Bardonecchia, è stato fatto in contrapposizione a quanti, con la troppo facile motivazione del rispetto verso le varie etnie e la fede religiosa di quanti, a vario titolo e con quali mezzi e modalità, sono venuti a popolare il nostro Paese, vorrebbero cancellare le nostre tradizioni e le manifestazioni della nostra Fede e che nel Presepio ci aiutano a riconoscere nella nascita del Divino Bambino l’inizio della nostra redenzione. Nel Museo Civico di Bardonecchia è stata allestita la Mostra dei Presepi nell’arte, a cura del pittore Eugenio Guglielminetti, e nel contempo è stata programmata e raccomandata la visita ai vari Presepi allestiti nelle nostre chiese, dalla parrocchiale di S. Ippolito al Convento dei Frati, alla chiesetta di Maria Ausiliatrice e alle Parrocchiali di Millaures, Les Arnauds e Melezet.
Ci affidiamo a Gesù Bambino e alla Vergine sua e nostra Madre perché proteggano e assistano sempre le nostre popolazioni.
Vittorio Massignan
Il Bambino Gesù nella nostra chiesa.
La campana più grossa
del campanile:
è stato recentemente sostituito
il telebattente per il suono
delle ore. Grazie al Comune
per l’intervento economico.
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E LA CAPPELLA DI SAN PIETRO?
È una domanda che tutti si fanno e molti rivolgono personalmente al Parroco, vedendo lo stato di degrado di questo edificio che è in vista, posto accanto al cimitero. Effettivamente questa cappella, ormai abbandonata da anni, versa in condizioni pietose: il tetto è da rifare completamente, le pareti sono scrostate dall’umidità, la volta mostra una crepa preoccupante per la stabilità dell’edificio stesso. Cosa posso rispondere al riguardo? Conosco il problema e mi assilla, ma sinora non ho trovato una soluzione, facendo i conti con una spesa che, anche solo con un preventivo di massima, può raggiungere la somma di 50.000 Euro. Non sono stato però inattivo al riguardo ed ho prospettato alcune soluzioni, poiché la Parrocchia non ha questa disponibilità. Per il momento non c’è ancora una risposta positiva, ma si ipotizza qualcosa che potrebbe avviare a soluzione il problema. Non voglio dire di più, fino a quando quella che è un’ipotesi non si concretizzi. Per questo continuo ad occuparmi del problema e spero presto di poter dare buone notizie.
Per quanto riguarda la cappella del S. Cuore: tutti sanno che è necessario il rifacimento del tetto poiché le lamiere perdono da varie parti e le infiltrazioni d’acqua stanno rovinando la volta. Qui il problema è meno drammatico di quello della cappella di S. Pietro e, anche per questa, spero al più presto di giungere ad una felice soluzione.