15/02/08

RESTAURO DEL CAMPANILE ROMANICO (2007)


IL RESTAURO DEL CAMPANILE ROMANICO
DELLA CHIESA DI SANT’IPPOLITO
L’importanza storico-artistica del Complesso monumentale della chiesa di Sant’Ippolito, con i suoi tesori d’arte e di architettura, ha negli ultimi anni permesso di attirare l’attenzione di sponsors illuminati e lungimiranti (il Comune di Bardonecchia, la C.E.I., la Compagnia di S. Paolo, la Fondazione CRT, privati benefattori...) grazie alla cui generosità Bardonecchia, i suoi cittadini ed i tanti villeggianti e turisti, possono veder riportato all’antico splendore un gioiello d’arte e di architettura che oggi prende ancor maggior risalto grazie alla realizzazione della nuova piazza, di cui il Complesso Ecclesiastico diventa il centro d’attenzione.
Durante i lavori, il campanile è nascosto
dai ponteggi. 
(foto P. Di Pascale)

Un grande, paziente ed appassionato lavoro di preparazione, di progettazione e di coordinamento, risultato dell’impegno congiunto del Parroco don Franco Tonda e dell’architetto Dal Bianco, con il supporto inestimabile del dott. Claudio Bertolotto della Soprintendenza ai Beni Artistici e dell’arch. Gennaro Napoli della Soprintendenza ai Beni Architettonici del Piemonte, e con la competenza di valenti restauratori e ditte esecutrici, ha permesso di raggiungere il risultato che oggi tutti possiamo ammirare.
Ricordiamo tra le molte opere d’arte restaurate il Coro ligneo proveniente dall’Abbazia della Novalesa, il retablo, la pala, la predella, il trittico, la statua della Madonna, l’altare del Sacramento, varie statue lignee e parecchie tele; e i restauratori Massimo Ravera, Lucio Devero e Enzo Giovine; le imprese Ditta Marco Costamagna Maurizio Taricco, Ditta Salgipa, Ditta Romanello Bruno, Ditta C.M.O., Ditta B.D., Ditta Pino Trotta.
Ultimo gioiello restaurato con il contributo del Comune di Bardonecchia, della C.E.I., della Fondazione CRT, è l’antico Campanile Romanico, inaugurato – con la lapide intitolata a mons. Bellando – in occasione della Festa Patronale di Sant’Ippolito il 13 agosto di quest’anno.
A lavori ultimati. (foto Graziella Morbilli)
Il Complesso della chiesa di Sant’Ippolito ha la particolarità di essere caratterizzato dalla presenza di due campanili: il campanile ottocentesco ed il campanile romanico. Quest’ultimo si presenta sul fronte nord-est della chiesa in cui è parzialmente inglobato; il campanile si sviluppa per  un’altezza di circa 22 metri, compresa la guglia, suddiviso in sei piani di cui quattro interessati da bifore. Esternamente presenta un prospetto definito da lesene angolari, ripartito in moduli quadrati caratterizzati da fasce di archetti pensili e, negli ultimi quattro livelli da aperture a bifora. La muratura è in pietra ricoperta da un leggero strato di intonaco. Sono inoltre presenti sopra l’ultima fascia di archetti alcune decorazioni a scacchi bianchi o rossi; ed individuabili, nello spessore delle murature di alcune bifore, lacerti di altre decorazioni, ormai molto degradate ma ancora visibili. La guglia in lastre di pietrame è pertinente all’intervento di manutenzione degli anni Sessanta, facilmente riconoscibile per l’utilizzo di malte cementizie e per la chiara sopraelevazione di dieci centimetri sulle murature.

Le aperture a bifora, presentano capitelli a stampella, che interessano tutto lo spessore del muro, poggianti su una colonnina piuttosto esile, realizzata con una lastra semplicemente sbozzata. Sul prospetto sud-est all’ultimo piano di bifore, e sul prospetto nord-est al penultimo piano, le colonnine sono state sostituite, utilizzando materiale di reimpiego e presumibilmente durante gli interventi degli anni Sessanta. Un altro elemento che caratterizza una parte della struttura architettonica è l’utilizzo, sia come elementi angolari che sulle arcature delle aperture, di blocchi lavorati di travertino di varia dimensione. La loro individuazione è stata agevolata, durante i lavori di restauro, dai notevoli interventi di demolizione degli intonaci cementizi, spesso presenti a ridosso della base delle aperture e sulle arcate. È stato inoltre possibile identificare un altro intervento di manutenzione, avvenuto, prima del Novecento, che ha eseguito ripristini sempre nelle zone più esposte agli agenti atmosferici e che ha realizzato l’apertura della finestra al primo piano sul prospetto sud-est.
Il restauro oggi concluso, progettato e coordinato dall’architetto Maria Pia Dal Bianco, contitolare dello Studio A&A Architetti Associati di Torino, sotto l’alta sorveglianza dell’architetto Gennaro Napoli della Soprintendenza Architettonica e per il Paesaggio del Piemonte, è stato finalizzato al mantenimento degli eventi significativi e stabilizzati dal tempo, rispettando i valori storici e materiali dell’opera e recuperando un livello di leggibilità equilibrato al livello elevato di degrado delle superfici.
A lavori ultimati. (foto Graziella Morbilli)
Diamo una breve descrizione degli interventi di restauro la cui esecuzione materiale è stata effettuata con grande perizia e sensibilità dalla Società Cooperativa di Restauro De La Ville diretta da Daniela Bertot e Mario Monegato, con il supporto dal punto di vista cantieristico ed edilizio del geom. Vittorio Pesando dell’impresa Zoppoli e Pulcher, e con l’intervento – per le opere elettriche – della ditta Durand.
Le facciate del campanile si presentavano in pessime condizioni di conservazione, caratterizzate da un generale offuscamento dell’intonaco dovuto a un attacco biologico che aveva annerito la colorazione bianco rosata delle superfici. Gli interventi di cemento erano ingenti e deturpanti. La scelta metodologica è stata quella di conservare i pochi frammenti di intonaco dipinto originario, senza riproporre una finitura nuova, per non modificare drasticamente l’aspetto ormai storicizzato che si è venuto a configurare durante i secoli e i restauri. L’intervento ha avuto come obbiettivi quello tecnico, di raggiungere una coerenza chimico-fisica con la muratura romanica, e quello estetico, di rispetto delle irregolarità dei profili esistenti. Si è scelto di rimuovere con la pulitura solo i prodotti di alterazione e i materiali non compatibili che potevano costituire ulteriore causa di degrado nel tempo. Per la pulitura delle superfici sono state utilizzate metodologie di intervento appropriate alla composizione chimica dei materiali e dei prodotti di alterazione da rimuovere. Sugli elementi lapidei che presentavano microfratture e scagliature molto sottili, il consolidamento coesivo e le stuccature sono state eseguite con malte viscose a base di resina fluorurata.
Le superfici ad intonaco sono state armonizzate cromaticamente, rispettando l’aspetto ormai storicizzato del campanile e comunque, con un intervento rapportato ai decori superstiti e teso alla rilettura complessiva del manufatto, certi che l’intervento avrebbe portato a una migliore comprensione dell’architettura. Le integrazioni cromatiche dei dipinti si sono limitate alla equilibratura cromatica dell’esistente ad acquerello. A chiusura delle operazioni di restauro e a seguito dell’analisi dell’aspetto dell’intonaco originario protetto sin dall’antichità e valutato per la buona durata dell’edificio, si è scelto di applicare un protettivo silossanico idrorepellente, che garantisce l’allontanamento delle acque meteoriche dalle superfici esterne, pur permettendo l’evaporazione dell’umidità contenuta nelle murature antiche. I vetusti serramenti con telaio in ferro che tamponavano le aperture sono stati sostituiti con eleganti cristalli di sicurezza senza struttura, che evidenziano la purezza delle bifore; il portoncino barocco al piano terreno è stato restaurato e l’impianto elettrico interno completamente rifatto. Gli elementi architettonici salienti del campanile, sono stati messi in valore da un’illuminazione scenografica adeguata, che – utilizzando un colore di luce più freddo rispetto all’illuminazione generale della chiesa più tendente al giallo – rende evidente la lettura e distingue le fasi storiche – il romanico e l’ottocento – del complesso monumentale.
Durante i lavori, il campanile è nascosto dai ponteggi. (foto P. Di Pascale)
* * *
La spesa totale del restauro è stata di € 139.000, coperta con contributi della Conferenza Episcopale Italiana (C.E.I.) € 69.000; dal Comune di Bardonecchia € 50.000; dalla Fondazione CRT € 20.000.
Maria Pia Dal Bianco